Segnala su Facebook
Condividi su Facebook
Segnala su Twitter

Google Più Uno
Home I Libri per Te Accabadora di Michela Murgia - Recensione di Paolo Pappatà

 

"Accabadora" di Michela Murgia

 

Sono i primi anni Cinquanta, nel piccolo borgo rurale di Soreni, nell'entroterra della Sardegna. Tutti sanno che Maria Listru è figlia adottiva di Bonaria Urrai, di giorno sarta, maga, curatrice, di notte colei che dona il riposo eterno. E' una accabadora.

 


"Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo". Già, perché mai sapremo di quale e quanta sete vivremo. Ci sono personaggi che volenti o nolenti hanno una loro propria dimensione solo grazie al contesto in cui agiscono.
Sprovvisti della ambientazione propria, probabilmente risulterebbero alquanto sfumati, sfuocati, svampiti. Esempio fra tanti è Bonaria Urrai, questa anziana donna, indurita dalla vita, dalla durezza e sostanziale claustrofobia del suo paese e della sua terra sarda, appartata, scontrosa e soprattutto addetta a lavori particolari, di cui alla fine tutti hanno bisogno. Di cosa parliamo? ma di "Accabadora", di Michela Murgia, di Sardegna dunque e di eutanasia.

Sono i primi anni Cinquanta, nel piccolo borgo rurale di Soreni, nell'entroterra della Sardegna. Tutti sanno, ma nello stesso tempo tutti ignorano che Maria Listru è figlia adottiva di Bonaria Urrai, appellata Tzia, vedova, non povera, di giorno sarta, maga, curatrice, di notte colei che dona il riposo eterno. Cioè pratica l'eutanasia. E' una accabadora. Traducendo Acabar, termine spagnolo che significa finire, in sardo "accabadora" è esattamente colei che finisce. Ma non viene considerata una pazza o peggio una sadica assassina, bensì una sorta di malefico angelo del bene che con pietà reca pace a chi su questa terra non può averne. Maria invece è una "Fillus de anima ... i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità dell'altra". Perché Maria era la quarta figlia orfana di una madre naturale poverissima. Del lavoro oscuro della mamma putativa non sa nulla , anche se si domanda spesso dove vada di notte. Ma non fa domande. Ci mancherebbe. Non è il caso. La Tzia non perdona, specie quando commette quei piccoli furti convinta di essere invisibile. Gli occhi della accabadora vigilano su di lei quando sembra che guardino totalmente altrove. Il loro è un rapporto asciutto, apparentemente lineare e terso, tra sganassoni, silenzi e rari sorrisi e folle di occhiatacce, sbuffi. Ma Maria è riconoscente. Quella donna così arcigna le ha offerto istruzione, futuro, anche affetto, a modo suo. Quindi se ne frega beatamente degli sguardi della gente che osservano la insolita coppia, delle misteriose fughe notturne. Fino a quando Maria scopre l'altra faccia della luna.

...continua a leggere su libritudini.blogspot.it

 

[ I Libri per Te ]

Ricerca personalizzata
 

Accedendo all'area
riservata è possibile
inserire un evento
in calendario.
Accedi

Chi è online
 84 visitatori online