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Home I Libri per Te Limbo di Melania Mazzucco - Recensione di Paolo Pappatà

 

"Limbo" di Melania Mazzucco

 

"(…) nel Limbo non si muore una volta sola, si muore spesso. Vai nel Limbo e poi risorgi. Allora ti rialzi e ricominci dal punto dove sei caduto”. Limbo è un romanzo scritto con stile e di densa attualità. Contiene brani lirici senza fronzoli, asciutti ma ricolmi di quella amara poesia che è la vita.

 

Manuela è sul letto dopo aver fatto l’amore con Mattia, che si sta facendo una doccia, e guarda furtiva il portafoglio di lui. Quale migliore occasione per sbirciare i documenti e finalmente carpire qualche verità su quell'uomo avvincente ed affascinante, praticamente irresistibile ma pieno di oscuri misteri? Lei lo sa, si sta innamorando già, malgrado lo conosca solo da pochi giorni. Nonostante la sua condizione di convalescente. Perché Manuela Paris è reduce da un attentato in Afghanistan, dov'era nel contingente italiano in missione detta “umanitaria”, uno dei primi ufficiali donna a partecipare a quella operazione in terre ostili e pericolose, in cui basta un attimo perché si compia un destino anche tragico. Sei mesi prima, in giugno, un kamikaze ha reciso le vite di tre uomini del suo plotone e ha ridotto lei un relitto, ficcandole criminali schegge nel cervello e spezzandole in più parti una gamba che per ora non vuole saperne di tornare come prima.

E - tornata nella casa materna a Ladispoli – lei, ribelle ed anticonformista, si è invaghita del tenebroso Mattia, unico, solitario ed enigmatico cliente dell'hotel Bellavista, posto proprio di fronte al terrazzo di Manuela. In questo Natale così malinconico, ha però tempo di riflettere sulla vita, sulla sua passione per la divisa, sui suoi cari, la madre testarda e all'antica, abbandonata dal padre illo tempore, la sorella generosa ma inaffidabile, promiscua e tormentata, la nipote affettuosa ma con evidenti le ferite di una vita senza papà. E i ricordi e i drammi della vita afghana, gli uomini del plotone, le missioni pericolose, continuano a tormentarla, mentre si abbraccia e si slaccia dall'invitante ma non limpido calore del suo attuale uomo. Ma rimane ancora in divisa, nel senso etico e comportamentale, visto che diventando ufficiale dell'esercito italiano ha realizzato il suo sogno tenacemente inseguito fra motti, lazzi, umiliazioni e rivincite. Eppure capisce che la vita è anche altro. Manuela sta diventando consapevole che dal suo soggiorno in quella terra lontana “Niente è tornato intero. Niente è sopravvissuto. Nè le cose né le idee -né le speranze né i sogni né i ricordi. Nemmeno lei.“

...continua a leggere su libritudini.blogspot.it

 

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