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Home I Libri per Te Una questione privata di Beppe Fenoglio - Recensione di Paolo Pappatà

 

"Una questione privata" di Beppe Fenoglio

 

Scritto e riscritto senza essere portato a compimento, con veemenza ed efferati ripensamenti tra il 1961 e il 1963 da Giuseppe Fenoglio, poco prima dunque della sua morte, è probabilmente uno dei più cruenti e veritieri romanzi che cercano di dipingere la cosiddetta epopea partigiana nelle terre del nord.

 

Freddo a volte. Ma poi fango. E sentieri scoscesi, salite impervie e discese insidiose.
Con questa rabbia che ti morde il cervello, questa passione che non ti riscalda il cuore ma ti mangia i pensieri e si digerisce la ragione. E quante sigarette che si spezzano, trafitte dalla pioggia o fragili nelle cadute nel fango, anche se sono di marca inglese, una rarità in questi tempi bui e dannati, che dureranno ancora poco, ma quanto basta a solcare divisioni e a inondare di sangue questa terra sì generosa, ma aspra e nuda. E segneranno la storia queste guerre, sappiatelo, fino ad oggi.
Eccoci ci siamo. E’ il 1944 più o meno, l’amletico ed anglofilo Milton, partigiano badogliano, è in piena guerra, lì nelle Langhe piemontesi. Ma non sono i fascisti in pianura a rappresentare il nemico. E’ il fantasma affatto evanescente di un amore perduto che lo strazia e dilania e. Come si può fare a guarire questa ferita?

Non ci sarà umidità, moschetto o colpo di tosse che può arrestare quello che lui ha, quello che lui è, quello che lui vuole.
Verità forse, magari augurandosi che tutto fosse solo una grande bugia. Bisogna combattere e non conta quale battaglia sia. Anche se invece. Milton ha saputo, Fulvia ha tradito, anzi Fulvia non ha mantenuto il suo cuore intatto e il suo corpo pudico e con Giorgio ha continuato. Fino a dove e fino a quando non si sa, forse fino adesso.

E gira voce che Giorgio l’abbiano beccato i neri e che Fulvia sia lontano, a Torino, o forse no, magari mero oggetto di piacere in qualche agorà dei gerarchi al potere, sis a come vanno le cose, non c’è più giustizia, se mai ci fosse stata, nei sentimenti e nel sentire. Non rimane che cercare Giorgio, costi quel che costi. Scendere in pianura ed affrontarlo da uomo a uomo. Basterà uno sguardo, un cenno con la mano e tutto finalmente sarebbe più chiaro, quasi luminoso in questo tetro paesaggio fustigato dalla pioggia.
E se Milton si fosse inventato tutto? E se qualcuno gli avesse solo ventilato una mera e friabile ipotesi? Sapete come va, è difficile dire la verità, figuriamoci in guerra. E peraltro questa è una guerra che non finirà qui, dura fino ai nostri giorni, voltatevi, il nemico è sempre alle spalle, insomma che fare?
Fulvia non c’è.
Se Milton avesse frainteso, avesse ceduto alle languide ed insidiose effusioni della paranoia amorosa?
Chi lo sa. C’è un odio li d’intorno. E morti, fucilazioni, tradimenti ed imboscate. E piove. E la nebbia delle Langhe corre a coprire piccole e grandi tragedie, per nascondere al mondo gll invisibili ma solidi mattoni che costituiscono i muri di una tragedia a carattere planetario.
Milton deve sapere.
Milton non si può arrestare.
E non c’è guerra che tenga, plotone armato che intimorisca, rifugio partigiano che ingombri, disciplina pseudo militare che freni.
E a farti compagnia solo solitudine, rabbia, angoscioso dubbio e paura di non riuscire a sapere.

...continua a leggere su libritudini.blogspot.it

 

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