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Home I Libri per Te Non dire notte di Amos Oz - Recensione di Paolo Pappatà

 

"Non dire notte" di Amos Oz

 

Non aspettiamo mai la notte prima che finisca il giorno, ci racconta l’acuto scandagliatore di sentimenti Amos Oz. "Non dire notte" è una storia di slanci, perdite, distacchi, turbe, dubbi e ritrovamenti. Un po' come è l'amore.

 

Amor, ch'a nullo amato amar perdona sentenziava il sommo Dante. Il sentimento più comune, invocato, vissuto, perso o ritrovato. Nella infinita serie dei romanzi che provano a narracelo senza scadere nell’ovvio, ecco la storia fra Noa e Theo, coraggiosi ed indipendenti, di mezza età ma non per questo non turbati dalla passione. E sullo sfondo il conflitto arabo-israeliano. Non aspettiamo mai la notte prima che finisca il giorno, ci racconta l’acuto scandagliatore di sentimenti Amos Oz, scrittore israeliano.
Una storia di slanci, perdite, distacchi, turbe, dubbi e ritrovamenti.
Un po' come è l'amore.

Quel che resta del giorno.
Ahi, l’amore, che brutta bestia, che suadente angelo, “che roba” insomma, quello che volente o nolente ci si deve a che fare a meno che non ci rassegna spingersi e piangere dicendo “è tutta colpa degli altri”. E poi., sia detto per inciso, non si parla qui dell’amore quello apparentemente terso e puro che si vive in epoche post adolescenziali anche di ritorno, ma quello serio, per così dire, quello impegnato, quello che veramente o la va o la spacca, quello che insomma può decidere sul serio una vita, non una stagione, una esuberanza ormonale, un. Quando poi il giorno dopo tutto ricominci come se niente fosse. Qui ci si gioca un essere, un apparire, un volere, un potere. E magari, anche se il sole tramonta, è bellissimo poterselo godere.

Conoscevo Amos Oz, l’autore di questo romanzo, per pura casualità, un libro recapitato per sbaglio, “La scatola nera”, che lessi per curiosità e gratitudine all’anonimo postatore che errò indirizzo (anzi, per dirla fra noi, a chi andava e magari perché?). Rimasi abbastanza affascinato dallo stile (pur parlandosi sempre di traduzione da lingua straniera, ATTENZIONE) e dalla facilità con cui questo scrittore, uomo, indagava sentimenti femminili e maschili con sapiente sagacia, a mio modesto parere, non con la solita rozza, facile, archetipica superficialità. Non che l’uomo bruto e nudo sia sostanzialmente non degno di mettersi in parola, ma pur sempre appare limitato, come lo sono le donne. Ma quel romanzo mi lasciò un segno, anche per come riusciva a calare il lettore in un realtà così lontana ma nello stesso tempo mass-mediatica del Kibbutz, la casa colonica (nel senso di colonialismo) israeliana, ubicata in territori arabi o ex arabi o insomma.
Ma torniamo al nostro, di romanzo. Una splendida, vigorosa, efficace narrazione. Fatta di capitoli alterni, dove uno dei componenti la coppia prende la parola, non sempre in maniera matematica, talvolta seguono impressioni dell’uno o dell’altra, tutto per il rendere la vicenda romanzata e non semplicemente telenovelica o egocentrica.

...continua a leggere su libritudini.blogspot.it

 

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