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Home I Libri per Te Mandami tanta vita di Paolo Di Paolo - Recensione di Paolo Pappatà

 

"Mandami tanta vita" di Paolo Di Paolo

 

Torino, anni venti del Novecento. Mentre il regime fascista comincia ad imporre la dura legge della dittatura, Moraldo e Piero inseguono la propria vita o quello che pensano valga al pena di essere vissuto.

 

Amore, idee e quant'altro. Ma non è facile essere sé stessi, in qualsiasi mondo, figuriamoci sotto un regime.
Per opposti motivi si troveranno a Parigi e Moraldo, che nutre verso Piero una stima inconfessabile ed inconfessata, sarà ad un centimetro dal potegrli finalmente parlare.
Recensione al brillante romanzo del trentenne Paolo di Paolo "Mandami tanta vita".

Bisogno di amore

Tanta vita certo. Tanta enorme vita, di quella che è fatta così, parole, dirsi, amarsi, capirsi oppure lasciarsi, imbracciare lo scudo dell'addio, cose così. Quella che solo due persone in contatto possono trasmettersi. Quando capita. Non capita sempre però non per forza, nessuno obbliga nessuno. Tanto ardore, tanta voglia di avere, dare, non subire, non cedere, non perdere il proprio io, sebbene l’io sia confuso ancora, pieno di andate e di ritorni, perdite ed acquisti. La forza dei venti anni ed anche la debolezza, ci si sente idealmente di acciaio ma poi ci si scioglie come neve al sole. E in più la vita (e la morte) è una grande casualità, siamo agiti e non agenti, talvolta ci è concesso scegliere fra più possibilità, ma la imponente indeterminazione di cosa riserva il destino è una forza soverchiante.

Ecco perché forse Moraldo, giovane sognatore piuttosto apatico, una volta a Parigi si sente schiacciato dalla “infinità vanità del tutto” leopardiana. Quella insopprimibile forza contraria che tanto ci fa male, specie da giovani ed inesperti.Inseguire questa fotografa Carlotta, così sicura, fragile, imprevedibile ed inconquistabile è stata una pazzia, nata da quello scambio fortuito di valigie una volta arrivato a Torino per sostenere una sessione di esami universitari che da qualche tempo lo annoiano e lo perplimono. Ma non basta. Ci sono tanti dubbi, necessità. Specie da quando è venuto a contatto con quell’irriverente, passionale, ribelle studente di Piero, tempo prima. Specie quando poi ha scoperto la sua vocazione letteraria ed ha provato a proporsi non ottenendo alcuna risposta. Né sì, né no.Solo silenzio, quel silenzio che abita Torino, da quando Mussolini ha preso il potere nella assoluta e recalcitrante indifferenza di Moraldo, ragazzo di grandi idee, molta teoria e poca pratica, poveraccio.

...continua a leggere su libritudini.blogspot.it

 

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