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I Libri per Te - recensioni a cura di Paolo Pappatà

"I libri sanno parlare, qualcuno li racconta. Leggere allunga la vita"
Paolo Pappatà è del 1970. Si impiega e non prega. Per ora oltre a scrivere, legge.

libritudini.blogspot.it

www.ilfurtodellaluna.it



 

"Il pallonaro" di Luigi Romolo Carrino

 

Calcio. Sesso. Omosessualità. Un romanzo italiano che racconta dell'ossessione nazionale, quella pallonara appunto, rilanciando con forza un tema di attualità scottante, i diritti degli omosessuali e denuncia il muro di gomma costruito dall'omofobia ed altro ancora.

Ma questo spot trailer potrebbe risultare fuorviante, perché in fondo questo romanzo di Carrino, scrittore coraggioso e talentuoso, è soprattutto un romanzo d'amore, a volte duro e crudele come solo certi sentimenti intensi ed osteggiati sanno essere. Diego De Martino, attaccante, Stefano Baldini, portiere, si amano. Che problema c'è?

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"L'elenco telefonico di Atlantide" di Tullio Avoledo

 

La storia complessa e vertiginosa ma nel complesso lineare, narra le peripezie di un Giulio Rovedo, alterego dello scrittore, in balia delle vertigini di mezza età, sulla via del defenestramento dalla propria banca e abitante a tempo perso in un condominio dove si affollano strani vicini...

 

Chissà se arrivano come da noi le numerose e concomitanti offerte di linee Adsl, ad Atlantide, chiamandoti a orari inopportuni. E quanto costeranno le bollette, se è data la possibilità dell'addebito bancario oppure. Chissà se è possibile chiamare qualcuno o ricevere una telefonata anonima, anche lì, magari misteriosa.
Dubbi importanti ed anche carichi di una certa suadente magia, un proprio fascino.
Peccato comunque che il romanzo corposo in questione, uscito la prima volta per Sironi nel 2003 e poi ora in edizione Einaudi, non parla di Atlantide ed il telefono non ha una significato preminente, anche se telefonicamente avvengono numerosi degli svariati incredibili contatti che animano la trama e confezionano un racconto che seppur dalle dimensioni decisamente voluminose e terrorizzanti (siamo sulle 500 pagine), non annoia, anzi intriga.

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"Accabadora" di Michela Murgia

 

Sono i primi anni Cinquanta, nel piccolo borgo rurale di Soreni, nell'entroterra della Sardegna. Tutti sanno che Maria Listru è figlia adottiva di Bonaria Urrai, di giorno sarta, maga, curatrice, di notte colei che dona il riposo eterno. E' una accabadora.

 


"Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo". Già, perché mai sapremo di quale e quanta sete vivremo. Ci sono personaggi che volenti o nolenti hanno una loro propria dimensione solo grazie al contesto in cui agiscono.
Sprovvisti della ambientazione propria, probabilmente risulterebbero alquanto sfumati, sfuocati, svampiti. Esempio fra tanti è Bonaria Urrai, questa anziana donna, indurita dalla vita, dalla durezza e sostanziale claustrofobia del suo paese e della sua terra sarda, appartata, scontrosa e soprattutto addetta a lavori particolari, di cui alla fine tutti hanno bisogno. Di cosa parliamo? ma di "Accabadora", di Michela Murgia, di Sardegna dunque e di eutanasia.

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"Le ore" di Michael Cunningham

 

Donne, fortemente donne, Laura Clarissa e Virginia, le tre protagoniste, si compongono e decompongono in un romanzo brevissimo ma intenso scritto da un uomo, detto che qui gli uomini, come talvolta sanno benissimo fare, sono solo mere comparse, ora prepotenti ora esattamente assenti, presenza comunque ingombranti e del tutto fuori luogo in questa sterminata galassia chiamata donna.

 

Donne che scrivono. Donne che vorrebbero o sono state scritte e che nel miracolo della scrittura aspirano a disgelare un sentimento ormai surgelato, prossimo alla glaciazione eterna, come se nessuno calore potesse finalmente scaldare e ridare sapore a ciò che ha perso gusto. E donne che vorrebbero essere protagoniste ma che invece si scoprono comparse comparsate, che il palcoscenico è nudo e spoglio e nessuno le guarda più, oppure donne che non sanno o non possono scrivere, ma che solo leggendo capiscono che la loro storia è tutt’altro che già scritta, che nel mondo ci sono centinaia di migliaia di pagine bianche a attendere di essere riempite, che insomma, questo romanzo della loro vita s’ha da fare, costi quel che costi.
Uscito nel 1998 e scritto da Michael Cunningham, americano del 1952 ed autore che andrò sinceramente ad approfondire, vincitore per quel che conta del Pulitzer nel 1999, “Le ore” ha visto una riuscitissima traduzione cinematografica con la regia di Sthepen Daldry, ( di recente sugi schermi con “The reader”) con attrici come la Streep, la Kidman e la Moore. Uno dei rari casi in cui la trasposizione non perde il confronto con il libro ed anzi il tutto ne esce arricchito e ancor più vigoroso e struggente.

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