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I Libri per Te - recensioni a cura di Paolo Pappatà

"I libri sanno parlare, qualcuno li racconta. Leggere allunga la vita"
Paolo Pappatà è del 1970. Si impiega e non prega. Per ora oltre a scrivere, legge.

libritudini.blogspot.it

www.ilfurtodellaluna.it



 

"La pazzia di Dio" di Luigi de Pascalis

 

Di solido impianto classico, ma con ritmo e stile che riprendono sapientemente stilemi contemporanei, La pazzia di Dio è un romanzo completo, agile e brioso, che racconta senza indugio e con equilibrata misura la crescita e la formazione del giovane abruzzese Andrea Sarra.

 

Grande prima guerra mondiale alle porte, la piccola piccola provincia risponde presente all'appello patriottico del re.
Il treno sta partendo e Andrea non prova il minimo rimorso. In quel settembre del 1915, nonostante il prodigarsi della madre per farlo esonerare dalla leva, parte volontario per andare al fronte, perché come il sovrano ha dichiarato, l’Italia è in guerra e anche lui deve dare il suo contributo, anche se vive in un paese sperduto sulla Maiella abruzzese, l’umile e chiacchierone Borgo San Rocco ed è  membro della rinomata e ricca famiglia Sarra che potrebbe pure esimersi dall'essere in prima linea, che i ricchi possono sempre e tutto. Anche in nome di Dio, un Dio onnipresente nel paesetto, che però appare sordo ed insensibile, come spesso accade, nei momenti di difficoltà.

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"Un giorno questo dolore ti sarà utile" di Peter Cameron

 

Belle frasi e inizio fulminante ma la storia che via via diventa storiella (ed il titolo ampolloso ed evocativo diventa addirittura irritante), naviga a vista, una narrazione che annega nell'impossibilità di dirsi e dirci qualcosa.

 

Ho provato ad intervistare il protagonista di questo romanzo, non mi ha risposto. Troppo impegnato alle attività di onanismo mentale della sua età. E non ha saputo neanche dirmi se preferisce l'odore dei libri oppure Facebook. C'è un ragazza Gillian, sua sorella, che deve essere molto attraente o comunque versione free download, c'è una madre disastrosa al terzo matrimonio, il cui ultimo è durato sin poco dopo il giuramento all'altare, c'è una galleria d'arte dove un artista senza nome mantiene l'anonimato per vendere di più in nome di una poetica, e c'è Barry, scherziamo, perfetto, amico, scostante quanto basta, il padre dedito ad emolumenti generosi e plastiche varie per non invecchiare e John, che deve nascondere con cura la sua omosessualità. Poi soprattutto e soprattutto James. L'adolescente ricco con famiglia devastata che chissà perché (dai, scontato) vuole deludere i genitori separati e ricchi non andando all'università ma comprando casa in campagna, lavorando manufatti e scostando coetanei perché noiosi. Non metto il dubbio che sia così, ma anche lui diverte poco. C'è chi l'ha paragonato a "Il giovane Holden", ma per carità, chi lo ha amato e basta, chi, in età analoga, lo ha trovato addirittura capolavoro. Sappiatelo, non sono d'accordo.

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"Le ho mai parlato del vento del nord" di Daniel Glattauer

 

Un romanzo epistolare, ma con i ritmi da sms solo quando si vuole. Fatto non di buste profumate e carte ingiallite con grafie maestose o incerte, ma di mail. Cambia il mezzo, non il contenuto. Due cuori nella tormenta, come tanti altri, più di altri.

 

@Ciao, come stai?
@non bene, tu?
@ma ieri potevi rispondere
@avevo da fare, ho una vita sai?”
Chat. In realtà mail, ma fa nulla. Cioè internet. Cioè contatti che molti definiscono virtuali, come se nel reale ci fosse un altro mondo.
Lui sembra disinteressato e dopo mezza mail già è li a scondinzolare. Lei è sicura e soddisfatta della sua vita, ma vacilla dopo due mail, anzi dopo due mail ed una virgola. Una accurata indagine sociologica? No.
Un delicato ritratto psicologico-emotivo? No.
Un racconto sulla eventuale superficialità relazionale degli anni coevi? Magari.
Un raccontino, con degli aspetti irritanti.

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"Gli sdraiati" di Michele Serra

 

I figli crescono, i padri invecchiano. Da una lontana e quasi totale simbiosi, nei casi felici, si arriva ad un distacco, che talvolta rimane tale, altre volte diventa un abisso.

 

Se per Nanni Balestrini "Gli invisibili" erano i protagonisti degli anni Settanta, se per Sandro Veronesi "Gli sfiorati" erano i pubescenti degli anni Ottanta, se a suo tempo Moravia parlò della sua generazione adottando l'etichetta di indifferenti, nel 2013 arriva Michele Serra e afferma che la generazione adolescenziale a noi coeva è etichettabile come "Gli sdraiati". Ipse dixit ovviamente.

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