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I Libri per Te - recensioni a cura di Paolo Pappatà

"I libri sanno parlare, qualcuno li racconta. Leggere allunga la vita"
Paolo Pappatà è del 1970. Si impiega e non prega. Per ora oltre a scrivere, legge.

libritudini.blogspot.it

www.ilfurtodellaluna.it



 

"La donna della domenica" di Fruttero-Lucentini

 

Un giallo perfetto che oltre a denotare le tipicità usuali di genere, affresca una città, un' epoca e crea dei personaggi che vanno al di là dei meri attanti di una struttura predefinita come quella del genere romanzesco in questione.

 

Si dice spesso che gli italiani sanno scrivere gialli solo se li caratterizzano regionalmente. Chi lo dice? non mi ricordo, ma l'ho letto, giuro, da più parti. Oppure si sostiene che si rifanno a moduli e modelli di importazione, traducendo (male) stilemi e dettami di altre culture. Ma non sempre è così, anzi. Fruttero e Lucentini, inossidabile coppia di scrittura gialla a quattro mani, qui forse raggiunse l'apice per trama, personaggi, ambienti. Ancora estremamente godibile, anche se datato anni Settanta. E tenete conto che gli oscar Mondadori spesso, come oggi per esempio, sono in offerta.

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"Limbo" di Melania Mazzucco

 

"(…) nel Limbo non si muore una volta sola, si muore spesso. Vai nel Limbo e poi risorgi. Allora ti rialzi e ricominci dal punto dove sei caduto”. Limbo è un romanzo scritto con stile e di densa attualità. Contiene brani lirici senza fronzoli, asciutti ma ricolmi di quella amara poesia che è la vita.

 

Manuela è sul letto dopo aver fatto l’amore con Mattia, che si sta facendo una doccia, e guarda furtiva il portafoglio di lui. Quale migliore occasione per sbirciare i documenti e finalmente carpire qualche verità su quell'uomo avvincente ed affascinante, praticamente irresistibile ma pieno di oscuri misteri? Lei lo sa, si sta innamorando già, malgrado lo conosca solo da pochi giorni. Nonostante la sua condizione di convalescente. Perché Manuela Paris è reduce da un attentato in Afghanistan, dov'era nel contingente italiano in missione detta “umanitaria”, uno dei primi ufficiali donna a partecipare a quella operazione in terre ostili e pericolose, in cui basta un attimo perché si compia un destino anche tragico. Sei mesi prima, in giugno, un kamikaze ha reciso le vite di tre uomini del suo plotone e ha ridotto lei un relitto, ficcandole criminali schegge nel cervello e spezzandole in più parti una gamba che per ora non vuole saperne di tornare come prima.

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"La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano

 

Un classico romanzo di formazione, lucido e nervoso, che credo abbia dei suoi perché, come e quando e non si lascia incatramare dalle solite nevrasteniche oppure abuliche storie all'italiana, tutto passione, sentimento, bella calligrafia.

 

Un solo terrificante dolore. Fisco o morale che sia. Che segna l'anima e marca fuoco, in maniera indelebile ed inesorabile, il resto della vita. Non si può dimenticare, non si può far finta di nulla.
Purtroppo.
La storia di due rette parallele che si incontreranno solo nell'infinito, non nella vita.
Tanto per esempio, ho sopportato dei lacrimanti e stucchevoli e mielosi celebrati testi (da Ammanniti a Brizzi arrivando al mitico e deprecabile Moccia e la decantata Avallone) che insomma, un giudizio positivo gli si dà volentieri. Magari aspettando la seconda prova, non avendo paura della generosità.

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"Una questione privata" di Beppe Fenoglio

 

Scritto e riscritto senza essere portato a compimento, con veemenza ed efferati ripensamenti tra il 1961 e il 1963 da Giuseppe Fenoglio, poco prima dunque della sua morte, è probabilmente uno dei più cruenti e veritieri romanzi che cercano di dipingere la cosiddetta epopea partigiana nelle terre del nord.

 

Freddo a volte. Ma poi fango. E sentieri scoscesi, salite impervie e discese insidiose.
Con questa rabbia che ti morde il cervello, questa passione che non ti riscalda il cuore ma ti mangia i pensieri e si digerisce la ragione. E quante sigarette che si spezzano, trafitte dalla pioggia o fragili nelle cadute nel fango, anche se sono di marca inglese, una rarità in questi tempi bui e dannati, che dureranno ancora poco, ma quanto basta a solcare divisioni e a inondare di sangue questa terra sì generosa, ma aspra e nuda. E segneranno la storia queste guerre, sappiatelo, fino ad oggi.
Eccoci ci siamo. E’ il 1944 più o meno, l’amletico ed anglofilo Milton, partigiano badogliano, è in piena guerra, lì nelle Langhe piemontesi. Ma non sono i fascisti in pianura a rappresentare il nemico. E’ il fantasma affatto evanescente di un amore perduto che lo strazia e dilania e. Come si può fare a guarire questa ferita?

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