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Home Elemiro Feendoos Discordia - da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos” di Elemiro Feendoos
Discordia - da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos” di Elemiro Feendoos

 

Discordia

da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos”
di Elemiro Feendoos

 

La testa poggiata sui generosi seni di Maeve, la pipa fra i denti, guardavo il mare senza vederlo.
Una sua mano mi accarezzava la testa, con le dita fra i capelli.
“Cosa ti affligge, Elemiro caro?”
Voltai la testa per perdermi nei suoi occhi, più profondi dell'oceano. Mi sorrise, e tutto parve dissolversi. Pure, un attimo dopo, una fitta dolorosa al petto mi ricordò perché non riuscissi a essere tranquillo.
“E' per il mio amico Francesco, il comandante Schettino. Un uomo come pochi, un valoroso travolto da cose più grandi di lui, di noi.”
“Raccontami, tesoro ...”

Erano state settimane di felicità incondizionata. Follemente innamorati, Maeve e io avevamo scorrazzato per gli oceani come se non esistesse null'altro. Spesso mano nella mano con gli occhi rivolti al tramonto; più spesso le iridi dell'una in quelle dell'altro; più spesso ancora, le labbra sulle labbra, la sirena Maeve e il Capitano Elemiro Feendoos – che vi parla - avevano vissuto la più intensa storia d'amore di sempre, che nessun poeta avrebbe potuto raccontare senza sminuirne la potenza. L'unica cosa che mi aveva preoccupato, nei primi giorni, era dove si sarebbe dovuta volgere la coda, quando… ma lei seppe dissipare i miei dubbi.
Le poche volte che eravamo costretti a separarci non sapevo pensare a lei senza un tuffo al cuore. Era amore, era follia, furono giorni in cui non ricordavo neppure chi ero.
Ora, gli occhi fissi nei suoi, le raccontai le traversie subite dal povero comandante Schettino, le accuse ingiuste da cui era stato sopraffatto e l'impossibilità di difendersi.
“Bisogna fare qualcosa”, mi disse la mia sirena. “Appena torno a casa, ne parlo con le mie sorelle e vediamo come tirarlo fuori da questa situazione.”
Le sorrisi, fingendo di credere che fosse possibile. Io, che avevo affrontato prove da cui nessun umano sarebbe uscito vivo; io, che ero conosciuto da tutto il mondo per il mio coraggio e la mia forza, ero scorato e privo di speranza. Il suo sorriso, invece, mi infuse una tale fiducia che, quando le sue labbra tornarono al loro posto, e cioè sulle mie, avevo già dimenticato tutto.

Il giorno dopo, fui alle prese con la carenatura della mia nave: i mesi in cui era stata ferma ne avevano appesantito lo scafo e passai la mattinata a dirigere le operazioni. Se si escludono un paio di incidenti dovuti a Fritz, un marinaio svizzero di cui non vedevo l'ora di liberarmi, tutto procedette a meraviglia. L'armatore mi disse che saremmo dovuti restare fermi ancora qualche settimana, tuttavia, per via della crisi. Io ho navigato accanto ai Fenici, ho guardato gli occhi di Pompeo mentre solcava il Mediterraneo, ho preso a pugni quel delinquente di Morgan mentre rapinava la Giamaica agli Spagnoli, e non ricordo un giorno in cui non vi sia stata qualche crisi. Evitai di ribattere all'armatore, tuttavia, e mi congedai, con l'ennesimo tuffo al cuore, pensando a Maeve che avrei rivisto più tardi.

...continua a leggere l'avventura

 

Elemiro Feendoos

Blog: capitanfeendoos.blogspot.it

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