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Home Elemiro Feendoos Robinson - da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos” di Elemiro Feendoos
Robinson - da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos” di Elemiro Feendoos

 

Robinson

da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos”
di Elemiro Feendoos

 

Nacque tutto da una scommessa.
Immerso nell'aria umida, carica di odori di cucina e di afrori umani di un pub londinese, giocavo a carte con Daniel Defoe. Osservandolo in mezzo al fumo del mio sigaro, gli chiesi cosa ci stessimo giocando. Ci pensò su a lungo.
"C'è un'idea che mi frulla per la testa da tempo", disse. "Vorrei scrivere la storia di un naufrago che, rimasto solo su un'isola deserta, debba confrontarsi con la natura e i suoi pericoli, senza nessun aiuto dalla civiltà e dal progresso. Se perdi, mi accompagni, senza l'aggravio di nessuna spesa, verso un'isola del Pacifico di tua scelta, e ci rimaniamo il tempo necessario." "E se invece vinco, come accade sempre? Sebbene non sia sempre il più forte e intelligente a vincere, accade quasi sempre così."
"Non ho un penny, come saprai. Disponi della mia vita. Oppure ... ti cedo i diritti del romanzo." Due grossi boccali pieni di birra scura si urtarono, suggellando l'accordo.

Alcuni giorni dopo - per quanto possa sembrare incredibile, dopo una serata in cui le carte dimostrarono quanto sia vero che siano strumento diabolico, avevo perso - eravamo pronti a salpare a bordo del brigantino di cui disponevo come se fosse mio. Il movimento dei marinai in coperta era frenetico. Controllavano l'efficienza e l'ordine delle gomene, la correttezza dell'equipaggiamento; altri calatafavano la carena; un mozzo inseguiva un ratto, con una scopa in mano. Le scorte si ammucchiavano in cambusa, secondo le mie istruzioni. Due commessi trasportavano, sudando e bestemmiando senza pudore, una botte di scotch più pesante di Henry the fat, il marinaio più grasso di Londra, raddoppiando le imprecazioni ogni volta che ricordavano che il viaggio doveva ancora essere ripetuto due volte.
Daniel Defoe incominciava a farmi innervosire, aggirandosi per il legno come se ne fosse il padrone, con uno aria tronfia che non gli conoscevo. Prendemmo il largo alle 5 del mattino del 25 novembre 1694. Il mare era calmo, mentre le prua puntava decisa verso l'oceano.

...continua a leggere l'avventura

 

Elemiro Feendoos

Blog: capitanfeendoos.blogspot.it

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