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Home Elemiro Feendoos Blues - da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos” di Elemiro Feendoos
Blues - da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos” di Elemiro Feendoos

 

Blues

da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos”
di Elemiro Feendoos

 

La pelle scura, resa lucida dal sudore e dal sole di mezzogiorno, Tom Jefferson, con lo sguardo perso sull'orizzonte, pronunciò la temuta parola: "Uragano".
Girò la testa per guardarmi annuire. "Già. L'armatore mi ha telegrafato che non vuole che ci fermiamo. Quando gli arriveranno le notizie di quello che abbiamo evitato, ci darà ragione. In caso contrario ..."
"... to hell!"
I nostri occhi si incontrarono in un sorriso complice. Tom era un ottimo marinaio, e navigava con me ormai da anni. La sua conoscenza del Golfo del Messico era tale che sapevo di poter contare sulle sue impressioni, e per questo lo avevo scelto come pilota. A maggior ragione quando queste impressioni collimavano con le mie.
Avevamo le stive piene di merluzzi decapitati Feendoos, che nel Golfo si pescano già decapitati, e dovevamo trasportarli in Europa. Decisi che avremmo aspettato che l'uragano passasse, attraccando nella baia di Galveston. Per ammazzare il tempo, ci addentrammo, guidati da Tom, nel ghetto di Houston. Si fermò a salutare degli amici, poi, noi due soli ci dirigemmo verso un honky tonk, una di quelle bettole dove si suonava il blues, si giocava a domino o ad altri giochi più o meno legali, e si trovava compagnia a buon mercato. Il frastuono si udiva decine di metri prima di arrivare alla porta. Una volta apertala, però, ed entrati Tom e io, tutti i suoni cessarono e tutti i presenti si voltarono a guardarmi.

Riuscirono quasi a farmi sentire in imbarazzo. Presi a guardarmi i vestiti, alla ricerca di qualcosa di strano, quando Tom mi prese per un braccio e mi sussurrò: "I vestiti vanno benissimo, Capitano, il problema è la faccia: è bianca". Mi resi conto che ogni avventore del locale era afro-americano, e il silenzio mi apparve chiaro in tutta la sua ostilità. Tom urlò un "è tutto ok: sta con me!", e mi trascinò verso il bancone, dove ordinò due bicchieri dal colore di whisky ma dal sapore indefinito. Vari tavoli erano occupati da giocatori di domino, di dadi e di carte. Un chitarrista blues cantava in un angolo. Era massiccio, indossava assurdamente un paio di occhiali scuri e cantava usando una tecnica vocale e chitarristica piuttosto raffinata, considerando il periodo. Dissi a Tom di andare a prendere due barili di rum sulla nave, che poi decisi essere uno solo, visto che avevo intenzione di offrirlo e il fucile del barista bene in vista dietro il bancone, mi sconsigliò di esagerare nel fargli perdere vendite. Tom mi disse che sarebbe stato subito di ritorno, e mi lasciò da solo in quella stanza calda, fumosa e palpitante di vita e di pericolo. Alcuni giocatori tenevano bene in vista un coltello vicino alle carte, sul tavolo. Ero seduto al bancone sorseggiando il terzo o il quarto whisky, quando si spensero le luci. O meglio, si fece buio, come mi accorsi alzando la testa: un uomo che mi surclassava in altezza di almeno mezzo metro mi era arrivato alle spalle, e ora, messosi di fronte a me, mi guardava con odio. Gli altri avventori lo incitavano a ridurmi in pezzi più o meno piccoli. Ci fu anche una scazzottata fra due ragazzi: non riuscivano ad accordarsi sulla misura dei pezzi in cui avrei dovuto essere ridotto dal gigante. Mi afferrò per il collo e mi sollevò da terra. Lasciai partire due pugni che avrebbero steso un mulo, entrambi a bersaglio sul suo naso. Sembrò non accorgersene. La sua mano sulla mia gola era una morsa. Sapevo di aver ormai poco più di un minuto. Un colpo assordante gelò la sala.

...continua a leggere l'avventura

 

Elemiro Feendoos

Blog: capitanfeendoos.blogspot.it

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