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Tutto questo e molto di più sul meraviglioso
blog di Capitan Feendoos.



Discordia - da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos” di Elemiro Feendoos

 

Discordia

da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos”
di Elemiro Feendoos

 

La testa poggiata sui generosi seni di Maeve, la pipa fra i denti, guardavo il mare senza vederlo.
Una sua mano mi accarezzava la testa, con le dita fra i capelli.
“Cosa ti affligge, Elemiro caro?”
Voltai la testa per perdermi nei suoi occhi, più profondi dell'oceano. Mi sorrise, e tutto parve dissolversi. Pure, un attimo dopo, una fitta dolorosa al petto mi ricordò perché non riuscissi a essere tranquillo.
“E' per il mio amico Francesco, il comandante Schettino. Un uomo come pochi, un valoroso travolto da cose più grandi di lui, di noi.”
“Raccontami, tesoro ...”

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Rassegna Stampa del 26/11/2013 - da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos” di Elemiro Feendoos

 

Rassegna Stampa del 26/11/2013

da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos”
di Elemiro Feendoos

News del Capitan Feendoos

 

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Rassegna Stampa - da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos” di Elemiro Feendoos

 

Rassegna Stampa

da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos”
di Elemiro Feendoos

News del Capitan Feendoos

 

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Atlantide perduta - da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos” di Elemiro Feendoos

 

Atlantide perduta

da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos”
di Elemiro Feendoos

 

Ogni singolo istante vissuto in quei giorni è rimasto scolpito nella mia memoria come un’iscrizione latina nella pietra. Non era tanto il viaggio in sé a essere pericoloso, quanto l’insieme delle responsabilità per la missione da compiere, il rischio, sì, ma soprattutto l’incanto di visitare una terra così carica di storia, di leggenda, di bellezza, il cui solo ricordo ancora mi fa accapponare la pelle e, nel contempo, inumidire gli occhi. 
Avevo ricevuto l’incarico, da parte di Matteo, patron dell’Ortofrutta Cavaliere, di procurare della frutta mai vista. Il suo intento era di stupire e conquistare una donna, tale Felicia,  offrendole doni che, sicuro dell’effetto dei suoi occhi penetranti e dei suoi boccoli quasi biondi che avevano infranto più cuori femminili di una borsa di Gucci, gli avrebbe dato garanzia di successo. Sebbene io non abbia mai avuto bisogno di simili espedienti per conquistare un  amore, maschile o femminile che fosse, sono sempre stato così sensibile alle faccende di cuore che non seppi dirgli di no. Senza contare che la sua bottega di frutta era sempre aperta alle mie fameliche scorribande in cui  razziavo, senza nulla dare in cambio, le sue cassette di percoche, persiche  e uva moscata, piuttosto che di fichi d’India o di mele annurche.

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Lo straordinario popolo dei Katzy - da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos” di Elemiro Feendoos

 

Lo straordinario popolo dei Katzy

da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos”
di Elemiro Feendoos

 

Era una giornata afosa del 1893 quando, per un’insolita navigazione nel Mar Caspio – è capitato anche a me, seppur di rado, di fare il marinaio d’acqua dolce – ci imbattemmo nel meraviglioso popolo dei Katzy. Se la memoria non m’inganna, stavamo attraversando il Caspio per recarci sulle sue sponde orientali alla ricerca di petti di pollo impanati, che voci diffuse davano per certe in un grosso giacimento. Lasciata la Good Luck, nome quanto mai inadatto a trasportare marinai superstiziosi - ma voi ormai sapete quanto mi sia sempre fatto beffe della malasorte - ci addentrammo nella fitta vegetazione. La notte ci colse ancora in viaggio, e ci accampammo, con il sottofondo di urli di lupi e orsi.

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Una Torrida Estate - da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos” di Elemiro Feendoos

 

Una Torrida Estate

da “Le straordinarie avventure di Capitan Feendoos”
di Elemiro Feendoos

 

Fu l’estate più lunga e calda che io ricordi. Il cielo era terso da tanto di quel tempo che il celeste faceva male agli occhi. Il Mar Jonio era una pozza di brodaglia calda; il Golfo di Arta sembrava un calderone pronto per buttarci dentro la pasta. A peggiorare ulteriormente il tutto, l’assedio di Azio, sebbene ancora non si sapesse chi fossero gli assediati e chi gli assedianti, rendeva l’atmosfera irreale e immobile. Gli uomini erano nervosi, di qua e di là dello schieramento. Ottaviano, con abili manovre e opportune dicerie, a lui congeniali, e circondatosi di uomini capaci e fidati, riusciva a tenere alto il morale dei suoi legionari. D’altro canto, i seguaci di Marco Antonio e di Cleopatra erano ancora esaltati dalle recenti soddisfazioni in battaglia. A molti di loro, ai principi dell’estate, prudevano le mani.

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